Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, si è esposto sui principali fatti recenti tra Fakir e la grazia per Mario Roggero.
Intervistato dal Corriere della Sera, il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è intervenuto affrontando sia il caso di Fakir, morto ammenettato dopo essere stato fermato dalla polizia, sia sulla vicenda del gioielliere Mario Roggero. Il titolare della Giustizia ha commentato le questioni legate alla grazia e alla figura del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Nordio e il caso Fakir, morto ammanettato
Parlando del caso Fakir e dello scudo penale attivato per i poliziotti, Nordio ha detto: “L’espressione scudo penale lascia intendere una immunità che non c’è. Si evita una automatica iscrizione nel registro degli indagati divenuta una sorta di condanna anticipata. Spetta ora alla magistratura valutare se esistano o meno le cause di giustificazione”.
Il Ministro ha commentato anche le immagini dell’intervento della polizia: “Le immagini violente sono sempre fonte di grande disagio. Bisogna però tener conto delle situazioni anche psicologiche di chi si trova a dover operare in momenti di estrema difficoltà. In ogni caso occorre attendere l’esito dell’autopsia”.
Allo stesso tempo Nordio non accetta alcun paragone con l’ICE americana: “No. Quello Usa è molto diverso. Sia nella disciplina della legittima difesa, sia in quello dell’uso delle armi da parte della polizia. Dopo 40 anni di esperienza da pm so che l’uso delle armi delle nostre forze dell’ordine è sempre stato molto prudente”.
La grazia a Mario Roggero: le parole
Il Ministro ha poi risposto ad alcune domande in merito al caso Mario Roggero e alla richiesta di grazia: “È andata esattamente come ha detto la presidente (Meloni ndr). Nel merito mi sono trovato subito d’accordo, proprio perché pena e risarcimento ci sembravano esagerati. Abbiamo tuttavia voluto verificare, con lo staff del Ministero e di Palazzo Chigi, se il ministro avesse la legittimazione a iniziare d’ufficio la procedura, perché sul punto il codice è ambiguo e non c’erano precedenti giurisprudenziali in materia. La dottrina più autorevole, direi l’unica sul punto, sostiene che il ministro può prendere l’iniziativa. E così abbiamo fatto”.
Su Mattarella che ha rivendicato i compiti del Quirinale in merito alla grazia: “Con il presidente, le cui osservazioni vengono sempre accolte con deferente attenzione, il dialogo è stato sereno e squisitamente tecnico. È ovvio che la prerogativa delle concessione della grazia è esclusivamente sua. Qui si trattava del potere di impulso. Il diritto è sempre materia opinabile, tanto che le supreme magistrature cambiano spesso orientamento, e talvolta entrano in contrasto tra loro. Non c’è nessun reato di lesa maestà neanche in un conflitto di attribuzioni, come una volta è avvenuto proprio tra Quirinale e via Arenula: la Corte Costituzionale è li proprio per risolverli. Mi dispiace solo che, come nel caso Minetti, una certa stampa abbia enfatizzato quel colloquio in modo eccessivo”.